CENERENTOLA INNAMORATA
(seconda parte)
- Giulia è morta-
Si è tagliata le vene e ha lasciato scritto, su un tovagliolo, “Sono sbagliata”.
Quando l’hai saputo, hai vomitato l’anima e ti sei sgolata chiedendo “Perché? Perché?”.
Al funerale, portavi gli occhiali scuri e il tuo impermeabile rosso, che stonava un po’ con l’atmosfera luttuosa. Luca ti si è avvicinato, ha cercato di prenderti la mano. Tu l’hai scansato con un gesto, poi hai detto – L’ho uccisa io – e te ne sei andata.
Ora hai quarant’anni, hai un marito che ti vuole bene, un figlio che ti fa tribolare, un lavoro che ti fa mangiare, però sei ancora la ventenne di allora che cerca di capire anche l’incomprensibile.
In qualche modo dovevi spiegare perché Giulia era morta: l’avevi uccisa tu!
Tu non sei un’assassina, Stefania. Guardami e ripeti “Io non ho ucciso Giulia.”
- Io non ho ucciso Giulia – dici, poco convinta, e poi aggiungi – E’ inutile…Ripeterlo non mi farà stare meglio. Lei è una brava psicologa, ma…Io sono una testa dura. L’ho uccisa io quel giorno…Abbiamo litigato e io le ho urlato contro delle cose che non pensavo.
- Perché non provi a spiegarti meglio?
Era il due aprile e presto Giulia avrebbe compiuto 21 anni. Per l’occasione lei voleva andare qualche giorno al mare, in Liguria. Voleva partire con quel suo nuovo ragazzo, Davide. Io dovevo coprirli con una bugia bell’è fatta, dicendo ai suoi che sarei andata io con Giulia, per fare qualcosa tra sole donne. I suoi non l’avrebbero mai lasciata andare con Davide: era pieno di tatuaggi, aveva i capelli lunghi e fumava canne.
Io mi ero rifiutata. Avevamo già nascosto troppo ai suoi genitori e mi sentivo a disagio a mentire di nuovo.
Mentre mi arrabbiavo, Giulia alzò il volume della radio: Marco Masini cantava Cenerentola innamorata.
- Sembra la mia storia,vero? – disse Giulia, pensierosa.
- Sì, solo che tu non ci hai ripensato. Il bambino l’hai ucciso davvero alla fine…- parlai senza rendermene conto e Giulia già piangeva.
- Non dire così!Tu non sai come mi sono sentita…Ci sto male ancora.
- Davvero?Allora lo nascondi bene! Sembra che non te ne freghi niente! Giulia, quand’è che cresci? Vivi ancora nel mondo delle favole! Credi di vivere con i tuoi quadri, che, diciamocelo, non sono così stupendi… Scopi con tutti, diamine! A volte sembri proprio una…
- Una puttana? Una troia?
- Io…non volevo dire questo.
- Cosa volevi dire, Stefania? Tu invece sei perfetta, vero? Ti sei praticamente già laureata e stai lì a gingillarti con le tue tesi astruse e le tue leggi su come gira il mondo! Sei così fredda che non capisco come tu possa provare qualsiasi sentimento o fare l’amore. Scommetto che sei frigida, vero?
- Giulia, vaffanculo! Solo perché non la do in giro come te, non vuol dire che…
- Ma stai zitta, bacchettona!
- No, stai zitta tu…Tu, ASSASSINA! Non ti vergogni? Hai abortito come se niente fosse e te ne sei lavata le mani…Non dire niente alla mamma, Ste, non dire niente a Luca, Ste. E io sì, sì…Ora basta! Mi sono stufata di te, delle tue idee sull’amore libero e dei tuoi quadri assurdi!!Ti odio…
- Non so che farmene dell’odio di una frigida di sentimenti! Non piangi mai, vero Ste? Che brava, come un soldato! Reprimiamo tutte le nostre emozioni, le nostre pulsioni. Dimentichiamoci di essere umani. Tu cosa avresti fatto al mio posto, Ste? L’avresti tenuto il bambino? E con quali soldi? Con quale padre? Ho vent’anni…Sono giovane…Sono…
- Io non sarei andata in giro ad allargare le gambe…
“Dai tuoi occhi si vede il mare”. Giulia piangeva e i suoi occhi sembravano un mare in tempesta.
Io non versavo una lacrima: ero troppo arrabbiata. Presi uno dei suoi quadri e lo distrussi davanti a lei. Poi scappai con in mano un pezzo della tela.
Tu prendi qualcosa dalla borsa e me lo fai vedere. E’ il vecchio pezzo del quadro. In basso si legge ancora il titolo: “Bambino mai nato.”
- E’ stata colpa mia – ripeti.
Io non riesco a dirti che non è vero.
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